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In quest’epoca di ansia e incertezza, la struttura sociale esistente da molti decenni si sta sgretolando. Sono soprattutto Gen Z e Millennials a sentire la necessità di ridefinire il nostro mondo. 

Le Grandi Dimissioni (dall’inglese “Great Resignation”) ne sono un chiaro esempio. Con questo termine, si indica la scelta volontaria del dipendente di porre fine al contratto di lavoro. L’aggettivo “grandi” è giustificato dai numeri: negli Stati Uniti, luogo d’origine di questa tendenza, tra aprile e settembre 2021 sono stati più di 19 milioni gli americani a dimettersi, mentre in Italia sono state 484 mila le dimissioni volontarie tra aprile e giugno dello stesso anno. E il fenomeno non si è certo esaurito nel 2021. 

Il 2022 non è partito nel migliore dei modi, con lo scoppio della guerra in Ucraina e la successiva situazione di instabilità economica e politica. Ma, nonostante questo, oltre tremila persone hanno presentato le loro dimissioni volontarie

Non ci sto più!

Il Covid-19 ha sconvolto tutto ciò che credevamo di conoscere. Abituati a file interminabili nel traffico o a stare schiacciati come sardine sui mezzi pubblici per recarci in ufficio, abbiamo, invece, scoperto una modalità di lavoro del tutto nuova, che lascia più tempo a passioni e riposo. Per un periodo piuttosto lungo, lo smart working, o lavoro a distanza, è stata l’unica via possibile per molti lavoratori, che hanno potuto constatarne i benefici e il risparmio economico, oltre che di stress, tanto da non essere più disposti a tornare in presenza 5 giorni su 5. 

Sono soprattutto i giovani ad aver lasciato posizioni che li costringevano al ritorno in presenza, con orari fissi e nessuna possibilità di autogestione. 

La pandemia, volenti o nolenti, ha dato a tutti più tempo libero: tempo che, in molti casi, è stato riempito scoprendo nuove passioni o rispolverando vecchi hobby, ma anche tempo per pensare e ridefinire le proprie priorità. Non stupisce, quindi, che molti abbiano approfittato del momento per fare i conti con il senso di insoddisfazione provocato dal lavoro e con la volontà di cambiamento e rivalsa, prendendo coraggio e decidendo di non sottostare più a certi compromessi imposti dall’organizzazione per cui lavoravano.

Retribuzione insoddisfacente, mancata corrispondenza dei valori tra azienda e individuo, scarse possibilità di crescita, scarsa flessibilità. Le motivazioni sono le più svariate, ma molti si sono resi conto che, a determinate condizioni, il gioco non valeva la candela: la felicità personale è più importante.

E, se le cose non cambiano, possiamo sempre cambiare (lavoro) noi!

dimissioni volontarie

Perché la società deve cambiare

Come abbiamo visto, il fenomeno delle Grandi Dimissioni ha risvegliato le coscienze di molti, portandoli ad abbandonare lavori poco stimolanti o troppo stressanti, ma non solo. Le aziende hanno subito le conseguenze di tale scelta, con impatti anche significativi sulla produttività.

Per arginare l’esodo, le aziende si sono trovate costrette a modificare determinati meccanismi e inventarne di nuovi per trattenere le risorse: corsi di formazione, benefit, maggiore flessibilità, momenti di ascolto e confronto e possibilità di avanzamento di carriera sono solo alcuni di questi metodi. 

Per le aziende, diventa cruciale ascoltare, rispettare e valorizzare i propri dipendenti, garantendo loro un buon equilibrio tra lavoro e vita privata. 

E se non sono disposte a cambiare? Sono destinate a perdere talenti e non riuscire ad acquisirne di nuovi.

Ecco che, quindi, le Grandi Dimissioni non sono solo un problema di rilevanza mondiale, ma diventano un’opportunità per migliorare la società e la cultura aziendale, con la creazione di ambienti più rilassati e piacevoli, in cui il lavoratore vede rispecchiati i suoi stessi valori e obiettivi.

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