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A 18 il diploma, a 25 la laurea, a 30 il lavoro della vita e il matrimonio con la persona dei tuoi sogni…e poi?

Quand’è che abbiamo trasformato la nostra vita in una maratona a tappe obbligate?

 

Per via dei social, ci sentiamo catapultati su un palcoscenico perenne. Quasi ci sentiamo costretti a dover costantemente “performare” per gli altri, più che sentirci liberi di essere noi stessi.

E’ come se questi strumenti avessero cambiato il modo di percepire le nostre esistenze.

Le abbiamo trasformate in lisce e definite linee rette, con tanto di stop obbligati.

Sembra quasi non ci sia più spazio per la riflessione, l’indecisione, il mettersi in dubbio.

Ma come possiamo dare per scontato che una decisione presa a 18 anni sia infallibilmente giusta?

L’obiettivo non è l’obiettivo

Siamo imbevuti della falsa credenza che il semplice “tagliare un traguardo” ci farà sentire come per magia appagati e felici.

La triste realtà è che non funziona affatto così.

Se ci affanniamo durante il percorso, se non sopportiamo quello che stiamo facendo, difficilmente saremo soddisfatti nell’arrivare a destinazione.

Prendiamo uno studente universitario non più soddisfatto del proprio percorso di studi.

Quante possibilità avrà di sprizzare di gioia il giorno della laurea? Meno di zero. O meglio: l’euforia di essersi guadagnato il pezzo di carta durerà per qualche giorno. Poi tutto lascerà spazio al vuoto interiore e alla fatidica domanda: e adesso?

Bisogna comprendere che non è l’obiettivo finale che ci farà sentire appagati con noi stessi, ma la soddisfazione che proviamo nel perseguirlo.

 

Eliminare il confronto tossico con gli altri

Come se non bastasse, siamo chiamati al costante confronto con i nostri pari. E di nuovo i social fungono da cassa di risonanza dei nostri disagi.

Sembra esser diventato tutto un’estenuante gara a chi arriva prima: dalla laurea, al posto fisso, fino al matrimonio dei sogni.

Eppure, non tutti siamo uguali, non tutti desideriamo le stesse cose nello stesso momento.

Alle volte è indispensabile perdersi per potersi ritrovare davvero.

E capire realmente chi si è richiede tempo. Un tempo soprattutto interiore.

 

La vita come un progetto di design

Per cui diciamo basta ai percorsi già tracciati. Rivendichiamo con forza il diritto di poterle recidere e ridisegnare a nostro piacimento.

Prendiamo ispirazione da Zerocalcare che ha magistralmente reso il concetto nel suo capolavoro “Strappare lungo i bordi”.

In fondo è un concetto che ribadiscono anche  Bill Burnett e Dave Evans, designer di fama internazionale, nonché docenti della Stanford University.

Nel loro besteller internazionale “Desinging your life” il concetto portante è quello di considerare la propria vita proprio come un progetto di design.

E qual è il framework di lavoro di ogni designer che si rispetti?

  • prototipazione
  • e test

…e via in un ciclo continuo finché non si trova una quadra.

Il concetto è proprio quello di prototipare la propria vita in funzione di ciò che si aspira a diventare, e poi testare il modello.

Se funziona, tanto di cappello. In caso contrario, si ritorna semplicementeallo step precedente.

Quest’approccio è quanto mai favorevole soprattutto da due punti di vista:

  1. apre alla strada della sperimentazione
  2. aiuta a riconsiderare l’errore non come mero fallimento, ma come indispensabile opportunità di crescita

 

Ecco quindi alcune Tips per smettere di sentirsi perennemente “in ritardo” su obiettivi che spesso nemmeno ci interessano

  • non paragonarti costantemente agli altri
  • concentrati sul capire chi sei…e soprattutto chi vorresti diventare
  • trova il tuo scopo
  • dimentica le scadenze imposte dalla società
  • sforzati di ammirare e non invidiare

…ma soprattutto: gioca, sperimenta, lasciati andare alla serendipity.

Concediti la possibilità di sbagliare e reinventarti, altrimenti che gioia ci sarebbe nel vivere?

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