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Millennials, Gen Y. Una generazione che è stata definita in molti modi, tra cui pigra, sfaticata, “choosy”, “mammona”. Alla soglia dei 30 anni, molti vivono ancora a casa con mamma e papà, hanno contratti di lavoro a breve termine, nessun risparmio da parte e sono ben lontani dall’idea di sposarsi o fare figli. 

Ma siamo sicuri che sia tutta colpa loro? Conosciamo meglio i Millennials, la generazione più sfortunata di sempre, nata tra gli anni Ottanta e la fine degli anni Novanta.

C’è davvero un’età per tutto?

A 14 anni il primo bacio, a 18 il diploma. Dopo c’è l’università, che devi finire entro i 25 anni perché poi devi iniziare a lavorare e andare a vivere da solo. Entro i 30 anni devi comprare casa e poi sposarti, prima dei 35, quando avrai l’età giusta per fare figli. Ma c’è davvero un’età giusta per fare tutto?

Le generazioni precedenti hanno dato forma a una società che non lascia spazio alla lentezza, definendo, nella concezione comune, una serie di tappe da rispettare nello studio, nel lavoro e nella vita privata. Questa pressione sociale, tutt’oggi radicata, ha come conseguenza quella di far provare a chi è in ritardo sulla tabella di marcia rispetto ai coetanei una sensazione di ansia, di inadeguatezza e di vergogna. 

Oltre a non tenere conto della storia personale, delle possibilità e del contesto di ognuno, queste tappe non valutano nemmeno l’epoca di forte incertezza che stiamo vivendo. Definiti in un momento storico in cui le sfortune che caratterizzano il mondo di oggi non esistevano e le prospettive sul futuro erano rosee, questi tempi standard sono “standard” per chi?

La sfortuna di essere Millennial

Ai Boomer la crescita economica del secondo dopoguerra, che li ha portati ad avere, senza troppi sforzi, la casa di proprietà, il posto fisso e la pensione (questa sconosciuta!). Alla Gen X va riconosciuta, sì, un’epoca di tumulti e contestazioni, ma anche di investimenti e capitalismo.

E ai Millennials? La crisi finanziaria del 2008 e quelle successive, la disoccupazione, il declino della classe media, il precariato, l’aumento dell’inflazione, il terrorismo, i disastri naturali, la crisi climatica, quella energetica, la pandemia, la guerra, i mutui e gli affitti alle stelle. 

Il Global Wage Report 2022-2023, presentato dall’Organizzazione Internazionale del Lavoro (OIL) il 2 dicembre 2022, dimostra che l’Italia è il Paese del G20 in cui i salari sono scesi maggiormente dal 2008, con un calo del 12%. Inoltre, secondo la ricerca “The Emerging Millennial Wealth Gap”, condotta dalla Fondazione New America, i Millennials guadagnano in media il 20% in meno rispetto a quanto guadagnavano i Boomer nella stessa fase della vita. 

L’amara ironia sta nel fatto che, per ottenere questi umili stipendi, i Millennials hanno studiato tanto. Sono, infatti, la generazione più istruita di sempre

Diventeremo mai adulti?

Negli Stati Uniti, i Millennials vengono indicati anche come generazione “Peter Pan”, ad indicare il ritardo nel completare quelle tappe della vita di cui parlavamo in precedenza. In Italia, la definizione meno elegantemente utilizzata è “bamboccioni”

Invecchiati senza mai diventare adulti, questi più-o-meno-trentenni vivono con i genitori o, nel migliore dei casi, con coinquilini, hanno paura a chiamare da soli il ristorante per ordinare la pizza e convivono con uno stato di ansia perenne. Ma sono ben lontani dall’arrendersi senza lottare: di fronte a condizioni di lavoro precarie, stipendi bassi e mancanza di un equilibrio vita-lavoro, in molti hanno detto no. Lo dimostra, soprattutto, il fenomeno delle Grandi Dimissioni.

Quindi facciamolo un applauso ai Millennials, per la loro capacità di adattarsi ad un mondo instabile e il loro coraggio nel perseguire un cambiamento radicale. Che – ne siamo sicuri – prima o dopo, stringendo i denti, arriverà!

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