Skip to main content

L’abbiamo detto più volte: la pandemia e lo smartworking hanno cambiato per sempre le nostre abitudini e il nostro approccio alla sfera lavorativa. Ci siamo accorti che lavorare costantemente sotto stress e cercare l’iper-produttività non fanno bene al corpo e alla mente.

In questo scenario, rallentare, “scalare marcia”, non ci sembra più una pazzia. 

Less is more: la scelta minimalista per stare meglio

Letteralmente significa “scalare marcia” ed è la filosofia che invita a rallentare per prendersi cura di sé. Allontanarsi dalla frenesia, abbracciare i propri bisogni e le proprie emozioni, rivedere le priorità, rifuggendo da stress e preoccupazioni.
Il downshifting riguarda principalmente il lavoro, ma si riflette inevitabilmente sulla vita privata e sul benessere psicologico. 

La corsa alle grandi dimissioni, che ha visto protagonisti i Millennials e la Gen Z nell’epoca post-pandemica, ha dimostrato quanto la necessità di staccare la spina fosse urgente per i giovani. Ciò che prima veniva percepito come un fallimento e vissuto con frustrazione, ora è riconosciuto come una necessità fisica e psicologica. 

In italiano, il downshifting è stato reso con “semplicità volontaria”. Traduzione estremamente riuscita perché fa evincere la scelta consapevole di fare meno, di vivere con meno, eliminando ciò che non è importante. 

Less is more: il downshifting

Vivere con meno, anche economicamente

Uno stipendio alto e un ruolo manageriale sono davvero più importanti della serenità e del tempo libero? I downshifter credono di no. 

Avere un lavoro meno remunerativo ma che lascia spazio ad uno stile di vita più libero è enormemente più soddisfacente rispetto a ritrovarsi costretti a orari, continue richieste e stress costante. 

Il concetto di “semplicità volontaria” riguarda anche questo. 

Downshifting sostenibile

Fare meno porta con sé anche l’idea di vivere con meno. E vivere con meno ci avvicina ad un concetto di cui si parla moltissimo negli ultimi anni: la sostenibilità

Uno stile di vita più semplice ed essenziale porta con sé anche la rinuncia a quell’ansia di possedere, guadagnare, spendere e mostrare tipica della mentalità consumistica. 

Il downshifting è un ritorno all’essenzialità, che, oltre al nostro benessere mentale, ha un altro grande beneficio: fa del bene all’ambiente. 

Dove nasce il downshifting

Ma da dove hanno origine questo termine e questa tendenza? 

Il termine downshifting appare per la prima volta nel 1994 grazie al Trends Research Institute di New York e, nello stesso anno, viene inserito nell’Oxford Dictionary, dove viene definito come il “passare a un lavoro o a uno stile di vita in cui magari si guadagna meno, ma che mette meno pressione e comporta meno stress”. 

In quell’epoca, la nevrosi consumistica aveva reso la società un circolo vizioso dove si alternavano lavoro, guadagno, spesa e consumo. Più si lavorava, più si guadagnava. E, di conseguenza, più si poteva possedere e acquistare.
Era necessario un termine nuovo, che indicasse la tendenza opposta: la volontà di rallentare il ritmo e prendersi una pausa, godendosi la semplicità del presente e le cose belle e gratuite della vita, come la famiglia, gli amici, la natura. 

Tracey Smith: la fondatrice della Downshifting Week

Quando si parla di downshifting, non si può non nominare Tracey Smith, ideatrice della Downshifting Week, che coincide con l’ultima settimana di aprile. 

Diffusa negli Stati Uniti e in Gran Bretagna, la settimana dedicata al downshifting è, come è facilmente intuibile, dedicata al rallentamento dello stile di vita e ai benefici del vivere “slow”

Prendersi una mezza giornata libera dal lavoro da trascorrere con una persona cara, cucinare un pasto utilizzando ingredienti locali, fare una donazione, eliminare gli acquisti superflui, coltivare l’orto. Sono solo alcuni dei consigli per rallentare che si leggono nel manifesto della Downshifting Week

E tu cosa ne pensi? Sei capace di rallentare? 

Leave a Reply

Close Menu

Vieni a trovarci

Sede legale:
Via Giorgio e Guido Paglia 17

24122 Bergamo (BG) Italia

Sede locale:
Viale Vittorio Emanuele II, 23
24121 Bergamo (BG) Italia

T: +39 345 5891710
E: hello@yusgeneration.com

 

Puoi consultare la privacy policy di questo sito all’indirizzo: privacy policy

Translate »