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Quante volte ci siamo nascosti dietro la frase “sono fatto così, non posso farci nulla”?

Quante volte, crescendo, ci siamo resi conto che un tratto della nostra personalità stava cominciando ad andarci stretto?

Quante volte, insomma, ci siamo sentiti intrappolati dentro noi stessi, convinti di “essere così e basta”?

“Mettetemi un’etichetta, e mi avrete annullato”, scriveva il filosofo Kirkegaard.

Ecco: la personalità è proprio quell’etichetta con cui ci auto-connotiamo costantemente. Quel “marchio di fabbrica” che crediamo di doverci portar dietro a vita.

In questo articolo, vorremmo esplorare con voi questo concetto che, senza rendercene conto, permea le nostre esistenze sin da quando siamo bambini.

Qualche riflessione sul concetto di personalità

Lo diamo per scontato, ci arriva sottoforma di messaggi inconsci dalla famiglia o dalla società in generale, eppure ha l’enorme potere di farci credere di essere immutabili, quasi fossimo rocce granitiche.

Riflettendoci, però, anche le rocce vengono modellate dai venti e dalle maree, si adattano, evolvono in funzione delle condizioni atmosferiche.

Mutano e, mutando, trasformano il paesaggio.

Ebbene: perché allora, siamo così convinti che il nostro paesaggio interiore debba rimanere sempre uguale a sé stesso?

Beh la risposta è semplice, così facendo

  • ci auto-assolviamo dal difficile compito di dover cambiare per correggere un comportamento che non ci va più bene
  • corroboriamo le nostre convinzioni, perché se c’è una persona da cui odiamo essere contraddetti siamo proprio noi stessi.
  • scarichiamo la colpa delle nostre mancanze sugli altri, come la famiglia o la scuola, per evitare il dolore di doverci riconoscere come unici colpevoli dei nostri errori, o come unici veri padroni del nostro potenziale di cambiamento

Per parafrasare una strofa di Bruno Lauzi, è come se ci sentissimo soli con la nostra libertà.

Vogliamo auto-assolverci dal nostro potere compiere scelte, dal dover determinare oggettivamente chi siamo e agire

  • per far prosperare ciò che ci soddisfa e ci fa crescere
  • e cambiare quello che ci immobilizza

Il circolo vizioso delle auto-connotazioni è abbastanza semplice:

A chi non suonano familiari frasi come: “Sei tutto tuo padre: sempre pigrə e svogliatə”, oppure “Sei proprio un alunnə indisciplinatə”.

Riconosciamo che queste piccole frasi, che scavano dentro di noi sin dall’infanzia, rappresentano i germogli su cui poggerà la maggior parte delle nostre auto-connotazioni negative.

Questo, però non ci assolve dal dover agire: rappresenta solo una presa di consapevolezza su ciò che è stato e il punto di partenza da cui ricominciare.

“Dedica un pomeriggio a qualcosa che non hai mai fatto. Dopo essere stato immerso per tre ore circa in un’attività completamente nuova, che in passato avevi sempre evitato, vedi se puoi ancora usare l’etichetta che al mattino ritenevi valida” Wayne W. Dyer

Ritorniamo alla metafora della roccia. Abbiamo detto che questa, pur nella sua immobilità, viene levigata dagli agenti atmosferici, mutando in relazione a ciò che la circonda.

Cambia in funzione del paesaggio e, a sua volta, il paesaggio cambia in sua funzione; in un meccanismo di interscambio continuo.

Guardando più da vicino, però, questo suo mutare non ne altera l’essenza ultima: è roccia e tale rimane.

La configurazione dei suoi atomi l’ha resa quel che è: ora non le resta che interagire in modo proficuo con l’ambiente circostante.

Trasliamo ora la metafora su un piano psicologico.

La radice etimologica del termine personalità è legata al verbo latino personareformato da per- = attraverso + sonare = risuonare. Con questo, ci si riferiva agli attori del teatro classico che “parlavano attraverso” la maschera lignea che indossavano in scena.

Ecco, le nostre maschere sono quelle che ci troviamo a indossare quotidianamente: quella del figliə, dellə studente, dell’impiegatə ecc.

E’ indubbio che anche noi esseri umani nasciamo con dei tratti determinati su base genetica, ma che questi, venendo influenzati dalle circostanze, determinano le nostre abitudini comportamentali. Queste ultime, reiterate nel tempo, daranno infine vita a quella che consideriamo la nostra personalità.

Capiamo bene che la nostra esistenza non corrisponde certo a quella di una metaforica roccia. Noi ci troviamo costantemente ad agire in ambienti e contesti diversi, quindi, il modo in cui questi “modellano il nostro paesaggio interiore” può causare spesso conflitti.

In breve: non capiamo più chi siamo realmente.

La Mappatura: come scavare più a fondo rispetto alla mutevolezza della propria personalità

La nostra Mappatura delle Predisposizioni Individuali vuole agire proprio a questo livello.

Crediamo che sia possibile far emergere quei tratti personologici immutabili che costituiscono l’impalcatura della nostra personalità… insomma quelli che ci rendono una roccia unica e diversa da tutte le altre.

Per riassumere:

  1. tutto ciò che crediamo di essere non è che un comportamento automatico (una reazione inconscia) che abbiamo costruito nel corso degli anni, aka la nostra personalità.
  2. ciò non toglie che ognuno di noi possegga dei tratti personologici predeterminati e immutabili che andranno a influenzare la nostra risposta agli stimoli esterni nel corso della crescita
  3. ne consegue che, per poter comprendere chi realmente siamo, dobbiamo assumere consapevolezza di queste caratteristiche, le cui combinazioni determineranno il nostro profilo unico e irripetibile

Perché è solo diventando consapevoli di ciò che si è nell’essenza che si può agire attivamente nel processo di auto-determinazione della propria persona.

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