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You only live once, si vive una volta sola.

Meglio non fare scelte sbagliate e godersi la vita, senza farsi imbrigliare dal mondo del lavoro sempre più pressante. Sembra il mantra dei Millennials più moderni, gli esponenti della generazione Yolo (acronimo della locuzione inglese), che non ha intenzione di piegarsi al volere del consumismo

Perché la Yolo Generation rifiuta i lavori poco stimolanti?

 

La generazione Yolo è composta per lo più da Millennials, i nati tra i primi anni ’80 e i primi anni 2000, che preferiscono avere un lavoro autonomo. Non si tratta di un fenomeno nuovo: molti membri di questa generazione lavorano in proprio fin dall’adolescenza. Alla fine degli anni ’90, i giovani francesi avevano una parola speciale per loro: oncle-truffe. In inglese abbiamo termini come “intern” o “stay-at-home dad“.

Era un modo per descrivere un giovane che preferiva guadagnarsi da vivere con la propria creatività facendone un vero e proprio lavoro.

Negli anni Duemila, un fenomeno simile si è verificato negli Stati Uniti, con il “latch key kid” e il “McMillan-in-the-basement“, entrambi nomi per giovani che non timbravano il cartellino, ma preferivano guadagnarsi da vivere utilizzando competenze diverse, riguardanti sempre il mondo creativo.

La grande rivoluzione è l’avvento della YOLO Economy, che Randstad, all’interno del suo WorkMonitor annuale, ha riassunto in una manciata di dati: il 56% degli intervistati, appartenente alla Gen Z (18-24 anni) o Millennials (25-35 anni), si dice pronto a lasciare il lavoro qualora quest’ultimo gli impedisse di «godersi la vita», contro il 38% degli intervistati tra i 55-67 anni.

Aprendo Tik Tok, il social più utilizzato dalla Gen Z, possiamo vedere chiaramente dove si sposta il trend: uno degli audio utilizzati come sottofondo ai video dei creator recita proprio “I don’t dream of labour” cioè “non sogno di lavorare”. Cosa significa? Che I sogni di carriera non sono più considerati uno scopo da perseguire, ma lasciano spazio alla ricerca della felicità.

Perché è nato questo mantra?

Pandemia. Incertezza. Depressione. Sono le parole chiave che giustificano la filosofia della YOLO Generation. Ormai forse lo diamo per scontato, ma quello che abbiamo passato negli ultimi anni ha lasciato il segno, soprattutto sui più giovani.

Perché “sprecare” la propria vita alla ricerca della stabilità, se questa stabilità non è garantita? In più soprattutto in Italia, la sfiducia verso le istituzioni ha giocato un ruolo fondamentale: una buona percentuale di Millennials crede che non avrà una pensione garantita o andrà in pensione decisamente troppo tardi.

Il fatto che i Millennials scelgano di lavorare in proprio è certamente una reazione contro l’iperconformismo dell’ideale lavorativo del buon lavoro e dell'”adulto responsabile”. Ma molti di questi giovani sono anche cresciuti con Internet: hanno visto che la capacità di creare offre opportunità illimitate e non è associata ad alcun tipo di “autorità” o mestiere specifico. È possibile che il concetto di mantra della generazione YOLO sia il risultato della loro esperienza con il web, dove la “necessità di ottenere tutto subito” sembra essere diventata una sorta di atteggiamento che propende verso “fare o morire”.

La Gen Z non ha paura di niente, o meglio, di nient’altro se non l’insoddisfazione e l’infelicità. I ventenni di oggi non sognano la carriera. Anzi puntiamo ai mestieri meno comuni, quelli difficili da spiegare al cenone di Natale.

Come lo spieghiamo al nonno che facciamo stream su Twitch per guadagnarci da vivere?

Realizzare i propri sogni

 

Molti Millennial hanno creato un nuovo sogno per se stessi, che non è quello di “avere tutto” ma di “creare tutto“.

Alcuni hanno adottato uno stile di vita quasi ascetico: evitano i desideri materiali e vivono uno stile di vita molto concentrato sulle loro passioni. Altri creano imprese: sono imprenditori che vogliono guadagnarsi da vivere con le loro idee. Alcuni sperimentano varie forme di media: sono blogger e videomaker che creano contenuti.

E molti vivono semplicemente una vita libera dai vincoli del lavoro “9 to 5”, che è proprio quello che sta facendo la generazione YOLO.

Insomma, il lavoro tradizionale passa in secondo piano: la Gen Z sta ridisegnano una nuova piramide di Maslow, in cui il bisogno primario non si soddisfa col denaro, né tantomeno con lo spirito del sacrificio.

 

Conclusione

 

Il fatto che molti Millennial preferiscano essere lavoratori autonomi piuttosto che avere un “buon lavoro” non è una benedizione senza distinzioni.

Di fronte all’insicurezza provocata dai cambiamenti del mercato del lavoro, i giovani hanno bisogno di avere un senso di direzione e un’identità. Lavorare in proprio è senza dubbio un modo per sentirsi utili, per non sentirsi solo un numero, il che non è irrilevante.

Ma, alla fine, spetta a ogni generazione trovare la propria identità e il proprio stile di vita. E se la generazione YOLO è divertente da seguire, non dimentichiamo che i Millennial, più anziani e forse più saggi dei loro predecessori, tra qualche anno daranno una scossa al mondo del lavoro. Vedremo un grosso cambiamento sociale, di sicuro!

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